Iconologia del pantheon avestico

 

Immagine rinvenuta a Doura Europos (Siria), risalente al III secolo d.C., che, comunemente, viene intesa come quella del profeta iranico Zarathustra; più probabilmente indica “il Persiano” uno dei sette livelli di iniziazione del culto mitraico romano

Il Mazdeismo (Mazdayasna)

Ahura Mazdā è la Divinità suprema dello zoroastrismo, dalle origini fino alla conquista araba dell’Iran, e del parsismo, sopravvivenza di questa religione praticata in India. La prima parte del nome significa «essere divino»; la seconda parte si riferisce alla sua natura di «sapiente». In A. lo zoroastrismo esaltò alla dignità di divinità unica un’antica divinità preesistente, degradando al rango di demoni e di nemici di Dio le altre figure divine. Secondo l’interpretazione moderna in A. è da vedere la figura del ‘Signore che pensa’, con riferimento a un pensare magico che costituirebbe lo strumento della creatività.

Lo zoroastrismo (definito anche zoroastrianesimo o mazdeismo, in avestico mazdayasna, cioè “adorazione di (Ahura) Mazda” o “culto di Mazda“) è la religione basata sugli insegnamenti del profeta Zarathustra (o Zoroastro). Tra il VI secolo a.C. e il X secolo d.C. fu la religione principale più diffusa nelle regioni iraniche e dell’Asia centrale, sia teologicamente che demograficamente e politicamente

Gli Ameša Spenta (avestico: Aməša Spənta, “immortali benefici”, “immortali efficaci”, traslitterato in inglese con Amesha Spenta) sono spiriti presenti nella religione dello Zoroastrismo, emanazioni della divinità suprema Ahura Mazdā, e suoi aiutanti nella creazione dell’Universo e nel mantenimento dell’ordine dello stesso.

Il mazedismo o zoroastrismo è una religione monoteista, e l’unico dio è Ahura Mazdā, quindi queste entità non vengono solitamente definite dèi, ma piuttosto spiriti, immortali, o, in alcune tradizioni, angeli.

Nell’Avestā vengono citati sei Ameša Spenta:

NomeTraslitterazioneGenereSignificatoAssociazione
Vohu ManahVohu ManahM“Buon pensiero”Animali
Aša VahištāAsha VahishtaM“Ottima legge”Fuoco
Xšaθra VairyaKhshathra VairyaM“Dominio desiderabile”Metalli
ĀrmaitiArmaitiF“Pietà”Terra
HaurvatāṯHaurvatatF“Integrità”Acqua
AmərətāṯAmeretatF“Immortalità”Piante

Grammaticamente, i primi tre sono di genere neutro, ma sono nella tradizione considerati maschili, mentre le ultime tre sono femminili.

Nella cosmologia presente nei testi più tardi in medio persiano, il gruppo dei sei Ameša Spenta è esteso per includere un settimo spirito, Spenta Mainyu, diretta emanazione di Ahura Mazdā e guida degli altri. Inoltre, ciascun Ameša Spenta è associato, nel processo della creazione, a un elemento naturale: Spenta Mainyu agli esseri umani, Vohu Manah agli armenti e agli animali, Aša Vahištā al fuoco e alla luce, Xšaθra Vairya ai metalli e ai minerali, Ārmaiti alla terra, Haurvatāṯ all’acqua e Amərətāṯ alle piante.

Avestā

L’antica storia dei libri sacri è riportata in una serie di testi pahlavi. Originariamente i libri dovevano essere 21 detti anche Nasks ossia 21 parti che furono create da Ahura Mazda e portate poi da Zaraθuštra al re Vištāspa. I testi dell’Avestā a nostra disposizione non si presentano in maniera unitaria ed omogenea, ma piuttosto come raccolta di opere di varia origine. Dal punto di vista del suo utilizzo l’Avestā può essere diviso in due blocchi maggiori: liturgie devozionali e testi rituali.
Testi rituali– I testi rituali si compongono degli Yasna, dei Visperad e dei Vendidad.
Testi devozionali– Mentre i testi devozionali sono formati dagli Yasht e dalle preghiere e benedizioni collezionate nel Khorde Avesta.

Testi rituali

Lo Yasna– Lo Yasna (culto, offerta, sacrificio, servizio liturgico) è una raccolta in 72 sezioni (o “inni”, hātì). Le invocazioni sono recitate durante il culto e in particolar modo durante il consumo rituale del Parahaoma e cioè una miscela fatta con ramoscelli di piante del melograno pestati con succo della pianta sacrificale e cioè l’Haoma, con latte sacrificale e acqua.

I 72 capitoli sono rappresentati simbolicamente dai fili che compongono la sacra cintura dello zoroastrismo e cioè la kusti.

Tali capitoli si dividono in 3 grandi sezioni : Y 1-27, Y 28-54, Y 55-72, nella sezione centrale si trova la parte più antica dell’Avesta che consiste nei Gathas che a loro volta sono disposti attorno al “culto dei 7 capitoli” ossia lo Yasna Haptaŋaiti. Durante l’ultimo passo della recitazione di quest’ultimo, avviene la trasformazione del rituale del fuoco, momento culmine della cerimonia religiosa. Questi antichi testi Avesta erano introdotti e conclusi da due antiche preghiere chiamate a loro volta Ahuna Vayria e Aryaman Isya.

Le gāthā (gāθā) di Zarathuštra– Le Gathas sono formate da 17 inni, ognuno dei quali è denominato in modo acronimo secondo le prime lettere con cui inizia ciascun inno. Inoltre la metrica delle gatha è determinata dal numero delle sillabe.

Le gāthā di Zarathuštra sono così suddivise:

  • Dal XXVIII al XXXIV Yasna viene riportata la Ahunavaitī Gāthā (Canto del Signore).
  • Dal XLIII al XLVI Yasna viene riportata la Uštavaitī Gāthā (Canto della Felicità, «Felicità sia per colui che procura felicità al suo prossimo»).
  • Dal XLVII al L Yasna viene riportata la Spentāmainyu Gāthā (Canto dello Spirito Santo del Bene).
  • Al LI viene riportata la Vohukšathrā Gāthā (Canto del buon dominio).
  • Al LIII viene riportata la Vahištōišti Gāthā (Canto del miglior desiderio) la quale è ritenuta di dubbia attribuzione in quanto probabilmente recenziore rispetto alle altre gāthā zarathuštriane.

Vendidad o Videvad– Il Vendidad è il terzo grande testo dell’Avesta recitato durante l’intima cerimonia liturgica, celebrata esclusivamente all’interno del tempio del fuoco, il Dar el Mehr. Così come i Visperad, i Videvad sono recitati sempre assieme agli Yasna e mai soli. La cerimonia durante la quale essi vengono enunciati è chiamata “Pura Vendidad” tale denominazione è dovuta al fatto che tali testi non sono stati tradotti in pahlavi ma si trovano solamente in lingua avestica. Qui troviamo sempre la divisione in sezioni, questa volta 22 intervallate con le sezioni dei Visperad e i capitoli degli Yasna, in una trama molto particolare. Ma ciò che è importante sottolineare è che questo testo non ha solo una funzione di tipo liturgico ma rappresenta il codice di leggi dello zoroastrismo, in cui sono descritte pene, riti di purificazione ecc. Lo stile dei Videvad si distacca totalmente dalla tendenza liturgica incontrata nei testi precedenti, difatti tale genere è descritto come letterario, in quanto collegato all’ottica di insegnamento che voleva essere dato da Zarathustra o Ahura Mazda. Infatti è stato detto più volte che tale testo conduce in maniera più diretta nelle vita pratica degli zoroastriani.

Testi devozionali

Yasht– Gli Yashts o Yasts sono una collezione di ventuno inni dell’Avesta recente, principalmente poetici. Ognuno di questi inni è dedicato ad una divinità specifica o a un concetto zoroastriano. I capitoli e versetti degli Yasts sono tradizionalmente abbreviati come Yt.

Il termine yasht deriva dell’avestico yešti, dal significato di “venerare” (si veda Altiranisches Wörterbuch di Christian Bartholomae, sezione 1298), e da diversi inni della liturgia Yasna che “venerano con la lode” che tradizionalmente sono stati chiamati anche yasht. Questi yasht “occulti” sono: lo Yasht di Barsom (Yasna 2), altro Yasht di Hom in Yasna 11.9, lo Yasht di Bhagan in Yasna 19-21, un inno a Ashi in Yasna 52, altro Yasht di Sarosh in Yasna 57, la lode della (ipostasi) “orazione” n Yasna 58, e un inno agli Ahurani in Yasna 68. Ma in quanto parte della liturgia primaria non rientrano tra gli inni della collezione di ventuno Yasht.

Tutti gli inni della collezione Yasht “sono scritti in quella che sembra essere prosa, ma alcuni potrebbe essere stati scritti, originariamente, in (mediamente) versi di otto sillabe, che vanno da quattro e tredici, e più spesso tra le sette e le nove”.

La maggior parte degli yazata, ai quali gli Yashts sono dedicati individualmente, sono di lode e hanno una dedica nel calendario zoroastriano. Le eccezioni sono Drvaspa e Vanant.

Yazata

Originariamente forma nominale del verbo iranico yaz “venerare”, indica nella religione mazdaica ogni entità divina in generale (yazata letteralmente “che partecipa di celebrazione”) e in particolare quelle divinità, di un grado subordinato al dio supremo (Ahura Mazdāb) e agli Amesha Spenta, alla cui celebrazione è dedicato pure un giorno nel mese o è comunque fatto posto nel calendario zoroastriano.

Nella fase originaria della religione, cioè quella che si riflette nelle Gāthā, non vi è cenno di tale complesso di divinità, sebbene come ahura, cioè “divinità”, alcune di esse (Sraoša “?l’ubbidienza”, Aši la ricompensa”) vi appaiano già menzionate.

È evidente che l’assunzione a divinità di forze e di elementi naturali come
Ātar “il fuoco”,
Āp “l’acqua”,
Hvaršaēta “il sole”,
Māh “la luna”,
Tištriya “la stella Sirio”,
Vāta “il vento” e simili, è dovuta all’influenza della religione naturistica ancora vitale nell’ambiente, quella dei Magi, in cui ebbe luogo l’elaborazione della dottrina di Zarathuštra.

Alcuni elementi della più antica tradizione religiosa e mitologica rivivono negli Yazata: così Haōma, la nota bevanda sacrificale (ind. Soma), Mithra come divinità del contratto e Vurthragna come divinità della vittoria.

Altri Yazata sono originati da ipostasi di concetti religiosi propriamente zoroastriani: Rašnu “la giustizia”,
Fravaši “la parte immortale dell’uomo, anima”,
Daena, “la buona religione”,
Manthra Spenta “la santa parola”.

Khorde Avesta

Chiamata anche “Piccola Avesta”, è una collezione di testi devozionali utilizzati da persone laiche durante la vita quotidiana. Si compone di 4 maggiori gruppi di preghiere:

  • Siroze – formato da preghiere che seguono i 30 giorni del calendario degli Yasht, in cui ogni giorno è presieduto da una specifica divinità.
  • Niyayisn – sono 5 preghiere che invocano rispettivamente il sole, Mithra, la luna, le acque e il fuoco.
  • Gah – vanno recitati nel corso dei 5 quarti (Gah) in cui viene diviso il giorno dagli zoroastriani: mattina, mezzogiorno, pomeriggio, sera e notte.
  • Afringan – si tratta di 4 preghiere recitate in diverse occasioni: la prima in onore di una persona defunta, la seconda durante il quintultimo giorno dell’anno, la terza durante le 6 grandi festività stagionali e la quarta all’inizio e alla fine dell’estate.

Mitologia persiana

La principale collezione di mitologia persiana è contenuta nello Shahnameh di Firdusi, scritto oltre mille anni addietro. L’opera di Firdusi richiama fortemente, con l’attribuzione, le storie e i personaggi del mazdeismo e zoroastrismo, non solo dell Avestā, ma anche da testi più tardi, come il Bundahishn e il Denkard, così come molti altri.

I personaggi della mitologia persiana quasi sempre rientrano in uno dei due campi. Essi sono buoni o cattivi e rappresentano il bene o il male. La discordia risultante rispecchia gli ideali nazionalistici dell’epoca islamica così come le percezioni morali ed etiche del periodo zoroastriano, in cui il mondo era percepito come bloccato in una battaglia tra il distruttivo Ahriman, le sue orde demoniache dew e i loro non persiani sostenitori, contro il creatore Ormuz, che pur non interferendo negli affari del genere umano, era rappresentato in tutto il mondo dagli izad e dal giusto ahlav iranico.

Ormuz

Ormuz (Ahura Mazda) è il maestro e il creatore del mondo; è sovrano onnisciente, è il dio dell’ordine; ha il sole per occhi; il cielo è la sua veste, ricamata di stelle; Atar, il lampo, è suo figlio; Apô, le Acque, sono le sue mogli. Ma Ahura Mazda non è l’unico dio; è solo la prima di sette divinità supreme, le Amshaspand, che regnano ciascuna su parte della creazione e che sembrano essere solo una duplicazione, una moltiplicazione di Ahura Mazda.

Sotto Ormazd e le sei Amshaspand, la mitologia iraniana si colloca come divinità benefiche: Mitra, il “maestro dello spazio libero”; Tistrya, il dio della tempesta; Verethragna, il dio della vittoria; conosceva anche un gran numero di altri dei della stessa natura, gli Ized.

Arimane

Proprio come Ormuz è circondato da sei Amshaspand e altre divinità benefiche, Angra Mainyu (Ahriman), il dio malvagio che invade la creazione per sconvolgere il suo ordine e che è concepito sotto forma di un serpente, è accompagnato da sei demoni dell’oscurità cosmica e da un gran numero di altre divinità malvagie.

Demoni

Ci sono molti demoni o daēva (in persiano: div) nella mitologia persiana. Il nome deriva dalla parola indo-europea deiva che significa “celeste, geniale”. Come gli indiani ariani, gli iraniani pre-zoroastriani consideravano i demoni come esseri santi e sacri; ma Zoroastro respinse daēva e lo chiamò cattivo. Nonostante ciò, i persiani che vivevano a sud del Mar Caspio continuarono ad adorare i demoni e resistettero alle pressioni per far loro accettare lo zoroastrismo. La leggenda del Demone Bianco (Div-e Sepid in persiano) del Mazandaran sopravvive ancora oggi.

Il dio zoroastriano del male, Ahriman o Angra Mainyu (cioè il cattivo pensiero) nell’Avestā ha perso la sua identità originale e talvolta è rappresentato come un div. I dipinti religiosi post-islamici raffigurano il dio come un uomo gigante con un corpo coperto di punti e con due corna.

Calendario zoroastriano

Il calendario zoroastriano è un calendario religioso utilizzato dai fedeli del mazdeismo ed è un’approssimazione del calendario solare tropicale.

I nomi dei mesi (tra parentesi il nome in lingua avestica) sono:

  1. Frawardin (Frauuašinąm)
  2. Ardwahisht (Ašahe Vahištahe)
  3. Khordad (Haurvatātō)
  4. Tir (Tištryehe)
  5. Amurdad (Amərətātō)
  6. Shahrewar (Xšaθrahe Vairyehe)
  7. Mihr (Miθrahe)
  8. Aban (Apąm)
  9. Adur (Āθrō)
  10. Dae (Daθušō [Ahurahe Mazdå])
  11. Wahman (Vaŋhə̄uš Manaŋhō)
  12. Spendarmad (Spəntayā̊ Ārmatōiš)

Arte zoroastriana

Prima delle recenti scoperte della spedizione Karakalpak-australiana nell’antica Chorasmia (KAE) le prove dello zoroastrismo in Chorasmia erano scarse, provenienti solo dall’uso ufficiale del calendario zoroastriano, dall’onomastica e dalle pratiche funerarie della regione documentate archeologicamente, mentre il l’interpretazione di resti di templi o cappelle del fuoco è oggetto di discussione.

Durante le ultime stagioni di lavoro sul materiale degli scavi KAE ad Akchakhan-kala, sede reale di Chorasmia nel II secolo a.C. – II secolo d.C., consistenti frammenti di pitture murali provenienti dalla parete di fondo della sala principale a colonne del “ Complesso cerimoniale” sono stati puliti e rimontati. Sembrò subito che appartenessero a figure in piedi di grandi dimensioni, molto probabilmente divinità.

L’immagine meglio conservata è stata identificata con Srōsh, dio della preghiera e protettore dell’anima dopo la morte. La seconda figura è probabilmente da identificare come personificazione del gruppo dei Fravashi, anime precreate degli antenati e protettori del “popolo ariano” nelle battaglie, venerate anche come divinità. Una terza figura, molto in parte conservata, rappresenta forse Zam-Spandamad, dea della Terra

Se queste identificazioni sono valide, queste divinità sembrano essere state scelte a causa della loro associazione con il volgere dell’anno. Ciò sarebbe coerente con la possibilità che la già nota “galleria dei ritratti” di Akchakhan-kala fosse correlata alla commemorazione degli antenati reali e clanici alla fine dell’anno.

Nonostante molto ancora debba essere chiarito, sembra già certo che questi dipinti, databili intorno all’inizio del I secolo d.C., siano il primo tentativo documentato di creare un’arte zoroastriana direttamente ispirata all’Avesta. L’identificazione di alcune figure nel “Palazzo Alto” ​​di Toprak-kala (II-III secolo dC) può forse essere riconsiderata alla luce di questa nuova evidenza.

F.Grenet, Was Zoroastrian Art Invented in Chorasmia? Published 5 November 2018

Lessico avestico

Rappresentazione iconografica del Fravašay (Faravahar), l’angelo custode dell’anima umana e protettore delle comunità

Dar el Mehr- Tempio del fuoco



Categorie:S02- Arte iranica - Iranian Art, U00- [SEMIOTICA E ICONOLOGIA DELLA COMUNICAZIONE RELIGIOSA - SEMIOTICS AND ICONOLOGY OF RELIGIOUS COMMUNICATION]

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